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Le donne e lo sport

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Il fascismo intuì il grande potenziale dello sport come mezzo propagandistico e di indottrinamento ideologico, formativo ed educativo. Con la legge n. 2247 del 3 aprile 1926 è istituita la ONB (Opera Nazionale Balilla) con il compito di assistenza ed educazione fisica e morale della gioventù dagli otto ai quattordici anni. Nel 1929 vi confluiscono le Piccole e le Giovani italiane, organismi fondati nel 1925 dai Fasci femminili.

Da un lato, sotto l’influenza della Chiesa cattolica, lo sport è visto con sospetto perché considerato un attentato alla moralità della donna: si temeva che, impegnate negli sport, le donne assumessero atteggiamenti libertini e tali paure alimentavano una vera e propria ossessione per l’abbigliamento sportivo. Un’atleta del tempo, Vittorina Vivenza, ricorda: “fui denunciata dal vescovo di Aosta perché andavo al campo di allenamento in calzoncini“.

Dall’altro lato, è lo stesso Gran Consiglio del 17 ottobre 1930 a sollecitare la Federazione Medici degli sportivi affinché si esprima sulle conseguenze dell’attività fisica sulla salute delle donne. Molti sono i pareri favorevoli: “…non solo non è dannosa alle funzioni muliebri ma può essere considerata come ottimo mezzo per lo sviluppo armonico di tutti gli organi…” (Giuseppe Poggi-Longostrevi, medico sportivo, in “Cultura fisica della donna ed estetica femminile, Milano 1933).

È così che nel 1932 è istituita l’Accademia fascista femminile di educazione fisica di Orvieto con lo scopo di preparare insegnanti di Educazione fisica capaci di formare le piccole e giovani italiane in modo da “…creare le condizioni indispensabili di perfetto equilibrio tra corpo e spirito che costituisce, sotto certi aspetti, il presupposto necessario per la loro vita futura di giovani, di spose, di madri, capaci della più tenera dolcezza come del più puro eroismo” (art. 4 in Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle Piccole e Giovani italiane).

Per il fascismo la pratica sportiva femminile rappresenta una breve parentesi nella vita delle donne, mezzo per realizzare un solo scopo: la maternità. Tuttavia, nonostante questi limiti, la donna cominciò a crearsi spazi propri, uscendo dalle mura domestiche: iniziò a conquistarsi una certa indipendenza psicologica, socializzando e confrontandosi con le coetanee, ma soprattutto si rese più consapevole del proprio corpo e delle proprie potenzialità.

Il lavoro di Aurelio Locati (Cent’anni di sport a Bergamo) permette di avanzare alcune specifiche osservazioni sulla città di Bergamo.  La disciplina di maggior risalto, forse perché più popolare, è l’atletica che si sviluppa in città dal 1926 con l’inaugurazione del complesso polisportivo di Dalmine a cui partecipano  40 atlete, ma nessuna bergamasca. Nel 1930 la Gil conta già 130 tesserate per il gruppo di atletica femminile, tra cui spiccano Rosalia Rota (per il disco e il peso e che nel 1940 verrà convocata in Nazionale), Bice Gilardoni e Irene Bettinelli (saltatrice). Alla fine di quel decennio è  molto attivo il gruppo femminile di Borgo S.Caterina, costituitosi  presso la sede del Gruppo Mussolini e il 25 giugno 1939 allo Stadio Brumana, si svolge la prima riunione internazionale di atletica femminile con l’incontro Italia – Polonia. Nelle competizioni secondarie, che si svolgono tra Brescia, Bergamo, Varese e Cremona spicca il quartetto bergamasco.

Anche nella pallacanestro la squadra femminile della Gil si distingue dopo il 1940. Nata nel 1940, dopo un anno passerà dalla Prima Divisione alla seria B. Tra le giocatrici emerge Laura Musci, unica giocatrice bergamasca che verrà convocata in Nazionale.

Tra gli sport femminili bergamaschi  è da segnalare la squadra di pallavolo femminile “Corozite”, creata negli anni Trenta nel  dopolavoro della fabbrica di bottoni Corozite di Gorlago. Grazie all’attività di questa squadra e alle capacità del suo allenatore nell’estate del 1942, a Bergamo , viene organizzato dal Dopolavoro un torneo nazionale su tre campi, 2 esterni ed uno interno, alla sede della Gil in via Maj.

Nell’alta società bergamasca, sia maschile che femminile, già a fine Ottocento si diffonde il tennis, praticato soprattutto nelle zone di villeggiatura, in particolare a San Pellegrino. Alla fine degli anni Venti, in occasione della costruzione dello stadio Brumana, sull’area dell’ippodromo di Borgo Santa Caterina, vengono realizzati  campi da tennis, contemporaneamente viene fondato il Gruppo Tennis Bergamo (Gruppo non club perché i termini stranieri erano vietati). Il Presidente del Gruppo è l’avvocato Pietro Zanchi, la cui figlia primogenita Carla Zanchi diventerà una giocatrice  di livello nazionale.

L’impianto della Polisportiva Brumana, inaugurato il 1° novembre 1928, dispone di  tre campi da tennis e di una palazzina in stile liberty. Il Tennis Club Bergamo , che conta 85 soci, inaugura la propria attività nel maggio 1930 con il “1° Torneo nazionale di Tennis”. Nell’agosto 1931 sorge un nuovo campo aperto dall’Ardens in via Moroni.

Altro sport “aristocratico” è la scherma, che nasce tra le prime attività sportive di Bergamo. La “Società di Ginnastica e scherma” fondata nel 1872 presso il convento di Santa Marta e se la società deve cambiare nel corso degli anni, è quando, dopo la ristrutturazione del centro piacentiniano, si installa presso il Caffe Nazionale cha fa spazio anche alle donne. Nel 1938 si tiene una delle prime competizione nella palestra della GIL in via Maj: si tratta del Campionato giovani fasciste e per Bergamo partecipa la squadra composta da Fabiana e Maria Pia Monti, Eugenia Gavazzeni e Amalia Mosconi. A Bergamo si tiene poi nel 1942 il Campionato Provinciale e il 1° Campionato Nazionale Femminile.

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Squadra nazionale di atletica leggera femminile al campo Brumana prima dell’incontro con la Polonia, da "Cent’anni di sport a Bergamo" di Aurelio Locati
Squadra bergamasca di atletica leggera, da "Cent’anni di sport a Bergamo" di Aurelio Locati
Un salto di Irene Bettinelli atleta bergamasca convocata in nazionale, da "Cent’anni di sport a Bergamo" di Aurelio Locati
Da sinistra Bice Gilardoni e Rosalia Rota, da "Cent’anni di sport a Bergamo" di Aurelio Locati