scheda completa

Viterbi Achille

La famiglia di Achille Viterbi 


Bergamo


Scheda di famiglia


Achille Viterbi, nato a Mantova il 22 dicembre 1881, la moglie Maria Luria, nata a Casale Monferrato il 29 aprile 1894 e il figlio Andrea, nato a Bergamo il 9 marzo 1935.

(Capitolo di riferimento: Il censimento degli ebrei nella provincia di Bergamo / Le conseguenze a Bergamo)


Achille Viterbi era figlio di un banchiere, una situazione agiata che gli avrebbe garantito un futuro senza difficoltà, ma quando aveva 19 anni il padre era fuggito in Turchia senza più farsi vedere, lasciando in Italia moglie, figli e debiti. 


Achille aveva dovuto prendere le redini della famiglia ed era riuscito comunque a completare gli studi di medicina dopo essersi traferito con la famiglia a Torino. Si era laureato presso quella università il 4 luglio 1905 e per le sue capacità aveva trovato la strada aperta per la carriera accademica, ma la necessità di sostenere economicamente la famiglia per permettere ai fratelli di seguire gli studi superiori lo avevano portare a fare, e vincere, il concorso di primo assistente presso l’Ospedale Maggiore di Bergamo[1].


Achille Viterbi era un medico oculista, fra gli ebrei censiti era quello da più tempo presente nella bergamasca: già nel 1906 lavorava a Bergamo come membro di un gruppo di medici incaricato dell’ispezione nelle scuole elementari comunali[2]; nel 1907 aveva già aperto un gabinetto oculistico e lavorava come “oculista aggiunto” all’ospedale. A Bergamo si stabilì ufficialmente il 13 agosto 1908, un trafiletto pubblicitario del 1909 ci dà indicazioni sulla sua precedente carriera “Oculista già assistente dell’Ospedale Oftalmico e della Clinica Oculistica della Regia Università di Torino”[3].


Sistemata la propria posizione economica Achille tornò a perseguire anche una carriera universitaria e nel 1913 vinse il concorso per la libera docenza in Oftalmoiatria presso l’università di Pavia. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale fu richiamato in servizio militare il 4 maggio 1915. Nei tre anni di guerra fu promosso da tenente a capitano e assegnato a dirigere il Reparto oftalmico dell’Ospedale 010, in zona di guerra. fino al congedo il 22 giugno 1918. Finalmente a casa, era tornato al lavoro in ospedale. 


Fu in questi primi anni a Bergamo che conobbe e strinse amicizia con un sacerdote bergamasco, Angelo Giuseppe Roncalli (il futuro papa Giovanni XXIII), in quel periodo segretario del vescovo di Bergamo, mons. Radini Tedeschi.


Finita la guerra fu congedato il 22 giugno 1918 e poté tornare al lavoro in ospedale. L’anno successivo, il 12 luglio, Achille si sposò con Maria Luria.  Nel 1920 Achille Viterbi diventò primario del reparto di oculistica dell’ospedale di Bergamo. Alcuni articoli sul giornale cittadino ce ne segnalano l’attività sia in organismi di assistenza ai ciechi che nella società medico chirurgica cittadina per cui tenne alcune conferenze[4] .


La stima di cui godeva nell’ambiente cittadino gli permise di estendere le sue conoscenze e strinse numerosi rapporti di amicizia, in particolare con persone avverse al fascismo, numerose nell’ambiente sanitario, basti ricordare per tutti il dr. Ferruccio Galmozzi, anch’esso in servizio presso l’Ospedale Maggiore, e più tardi Giuseppe Muggia, direttore dell’Ospedale Psichiatrico e forse con Ernesto Rossi, amico di Muggia. Benché Achille non si fosse mai occupato di politica è forse da collegare a queste sue amicizie, con l’aggravante di non essere tesserato al partito fascista, un evento poco chiaro: il suo allontanamento dalla libera docenza da parte dell’Università di Pavia a seguito di una revisione sull’attività dei liberi docenti ordinata dal ministero nel 1928: Viterbi non aveva da alcuni anni tenuto corsi, duramente impegnato nella riorganizzazione del reparto oftalmico dell’ospedale, secondo le disposizioni ministeriali era un’assenza giustificata, e non erano mancate in quegli anni sue pubblicazioni scientifiche, inoltre la riorganizzazione era completata e Achille era pronto a riprendere i suoi corsi. Contrariamente a colleghi che invece rientravano nei criteri che avrebbero giustificato la sospensione, si trovò di fatto allontanato dalla possibilità di insegnare. Non era ancora la qualità di ebreo che incideva sulla decisione della commissione, altri colleghi ebrei in analoghe situazioni non subirono lo stesso trattamento. Le carte non svelano le reali motivazioni, ma il dubbio che non si trattasse di una decisione di merito, ma di altro tipo rimane[5].


La decisione dell’Università di Pavia non incise sul suo lavoro a Bergamo, alcuni articoli ce ne segnalano l’attività sia in organismi di assistenza ai ciechi che nella società medico chirurgica cittadina per cui tenne alcune conferenze. 


Il 9 marzo 1935 nacque a Bergamo il figlio Andrea. Nel corpo del suo atto di nascita, al n. 439 dei registri di nascita dello Stato Civile del Comune di Bergamo, non compare la “razza”, troviamo invece a lato, nello spazio riservato di solito alla registrazione di matrimoni, separazioni, morte o altro, l’annotazione “Viterbi Andrea appartiene alla razza ebraica ai sensi dell’art. 8 lett. A del R.D.L. 17 novembre 1938 n. 1729 come da denuncia in data 5 dicembre 1938 presentata a questo Ufficio di Stato Civile. Bergamo 23 giugno 1939.” 


Come Giuseppe Muggia, l’ebreo Achille Viterbi fu costretto ad abbandonare l’incarico di primario della Divisione di Oculistica presso l’ospedale “Principessa di Piemonte”, la dispensa dal servizio è datata 2 marzo 1939, gli mancavano ancora diversi anni per maturare il diritto alla pensione. Achille fece anche domanda per ottenere la discriminazione, ma poteva vantare solo meriti militari, accademici e di lavoro: non aveva mai fatto politica, si era iscritto al fascio solo nel 1933 e solo su pressione dei superiori. Nel 1940 la discriminazione gli fu negata per la decisa opposizione della segreteria del fascio di Bergamo[6], ma ormai l’esito della domanda non interessava più ad Achille, che avendo ben presto compreso che a Bergamo e in Italia non poteva avere un futuro, era già espatriato, scegliendo come meta gli Stati Uniti. Un illustre collega dell’università di Zurigo, il professor Alfred Vogt, gli procurò un colloquio con il Consolato americano in Svizzera per ottenere un visto di permanenza negli Stati Uniti. I Viterbi dovevano risolvere un altro problema: se Achille aveva un passaporto regolarmente rinnovato, non così Maria e il figlio Andrea. Li aiutò un amico di famiglia: il vicequestore Francesco Giongo che agevolò l’ottenimento dei documenti firmando rapidamente e personalmente le pratiche[7].


I Viterbi lasciarono Bergamo il 27 marzo 1939 per Genova. Il 13 agosto presero il treno per le Havre, passando per la Svizzera, e il 27 agosto del 1939 partirono per gli Stati Uniti. I Viterbi sbarcarono a New York dove li attendeva un nipote Alberto Finzi, anch’egli emigrato dopo l’emanazione delle leggi razziali.


I Viterbi dovettero affrontare serie di difficoltà iniziali[8]: erano senza una fonte di reddito e non conoscevano la lingua, inoltre la laurea italiana non aveva immediato valore negli Stati Uniti: come tutti gli altri colleghi immigrati Andrea dovette affrontare un esame di lingua e un altro su tutta la materia medica. Andò male la prima volta, poi ritentò, non a New York, ma a Boston nel 1941 e questa volta riuscì ad ottenere la licenza medica e a riprendere la propria attività professionale. Nel settembre dello stesso anno i Viterbi si trasferirono a Boston. 

Nell’aprile 1945 riuscirono ad ottenere la cittadinanza americana. Nel 1948 tornarono in Italia per un breve periodo per rivedere i parenti, un viaggio costoso e faticoso: dovettero viaggiare in terza classe.


Le difficoltà economiche non erano finite e anche Maria dovette mettersi a lavorare: si impiegò nell’industria dell’abbigliamento, dove la maggior parte delle lavoratrici erano donne italiane, ed entrò anche a far parte del Ladies Garment Workers Union, uno di maggiori sindacati americani dell’epoca, composto per gran parte da donne, il cui vicepresidente era un italoamericano antifascista e anticomunista, quasi dell’età di Achille: il sindacalista Luigi Antonini[9]. I Viterbi riuscirono a garantire al figlio un’ottima istruzione. Andrea, ora Andrew, conseguì il diploma nel 1952 e fu ammesso al prestigioso Massachusetts Institute of Technology. Maria lasciò il lavoro quello stesso anno, tornando ad occuparsi solo della casa. Quando Andrew, dopo essersi laureato, decise di trasferirsi a Los Angeles dove contava di avere maggiori possibilità di lavoro e conseguire lì il PhD, anche loro decisero di lasciare Boston e seguirlo.

Achille è morto nel dicembre 1966, Maria nel 1986.


Andrea Viterbi, è ridiventato cittadino di Bergamo il 17 dicembre 1998 a seguito della concessione della cittadinanza onoraria deliberata dal Consiglio comunale di Bergamo, sia come risarcimento dell’ingiustizia subita a seguito delle leggi razziali, sia per i suoi meriti scientifici: laureato al M.I.T., ha preso il PhD alla University of Southern California, Los Angeles. È stato quindi professore all’Ucla (University of California Los Angeles) e alla Ucsd (University of California San Diego). Ha lavorato al programma spaziale Explorer nei laboratori di Pasadena e ha partecipato a molti programmi della NASA. Fondatore della Qualcomm, azienda leader nelle telecomunicazioni wireless, ha fatto parte dei consiglieri per le telecomunicazioni dell’ex Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Padre della tecnologia GSM (quella usata dai telefoni cellulari) è un nome poco conosciuto al grande pubblico, ma l’algoritmo da lui ideato nel 1966, noto come Algoritmo Viterbi, trova oggi applicazione in ambiti cruciali quali, solo per citare qualche esempio, l’analisi di sequenze DNA e la trasmissione di dati su distanze interplanetarie. La proposta di conferimento della cittadinanza onoraria avrà un iter tormentato, che darà luogo ad alcune polemiche nell’ambiente politico cittadino e all’iniziale opposizione delle destre in Consiglio Comunale[10], non si sa se per ignoranza o per residui ancora presenti di ideologia fascista e razzista.






[1] Cfr. Intellettuali in fuga dall’Italia fascista, Achille Viterbi, Firenze University press 2019https://intellettualinfuga.fupress.com/en//scheda/achilleviterbi/2757


[2] Ispezione medica nelle scuole elementari comunali, L’Eco di Bergamo, 1-2 dicembre 1906.


[3] Trafiletti di pubblicità per il gabinetto oculistico A. Viterbi, L’Eco di Bergamo, 3-4 agosto 1907, 13-14 agosto 1907 e 5-6 maggio 1909, 7-8 maggio 1909.


[4] Cfr. L’assemblea del patronato ciechi, L’Eco di Bergamo, 27 aprile 1922; Società medico chirurgica bergamasca, L’Eco di Bergamo, 7 marzo 1923; Una seduta della società medico chirurgica, L’Eco di Bergamo, 13 dicembre 1929; Società medico chirurgica bergamasca, L’Eco di Bergamo, 29 aprile 1930.


[5] Cfr. Intellettuali in fuga dall’Italia fascista, Achille Viterbi, Firenze University press 2019, p. 10-14.


[6] Cfr. Intellettuali in fuga dall’Italia fascista, Achille Viterbi, Firenze University press 2019, p.19-20.


[7] Si tratta di Francesco Giongo, vicequestore a Bergamo, non abbiamo altri dati su di lui, ma giocherà un ruolo decisivo per la salvezza di un’altra famiglia ebrea, quella di Bianca Viterbo, la cui vicenda è raccontata nella storia on line a lei dedicata.


[8] Le notizie sulla vita negli stati uniti sono tratte da Intellettuali in fuga dall’Italia fascista, Achille Viterbi, Firenze University press 2019, p. 25 e seguenti.


[9] Luigi Antonini nacque a Vallata in provincia di Avellino nel 1883. Il padre. Maestro elementare, proveniva da una famiglia di solide tradizioni liberali e risorgimentali. Nel 1908 Luigi e il fratello Paolo si trasferirono a New York. Luigi trovò lavoro in una fabbrica di camicie a Manhattan, il contatto con il duro lavoro quotidiano lo trasformò presto in un attivo difensore dei diritti dei lavoratori. Nel 1913 durante lo sciopero degli operai tessili si distinse come membro della Ladies Garment Workers Union (ILGWU), un’organizzazione sindacale fondata nel 1900 a New York. Grazie al suo attivismo l’anno successivo nel 1914 fu eletto nel consiglio esecutivo del ILGWU. Nel 1916 divenne il redattore del periodico in lingua italiana L’Operaia, che promosse la sindacalizzazione delle operaie italiane. Luigi proseguì la sua attività sindacale in diversi organismi con ruoli importanti, partecipò anche alla Conferenza di pace di Parigi del 1947, battendosi per un trattamento equo nelle condizioni postbelliche. Continuò la sua opera a favore dei lavoratori fino alla morte nel 1968.


[10] Gli articoli di “L’Eco di Bergamo” relativi ad Andrea Viterbi sono pubblicati con il titolo e nelle date seguenti:  Nato a Bergamo uno dei padri del cellulare, 19 novembre 1998; Ha inventato la telefonia cellulare e torna a Bergamo dopo 60 anni, 19 novembre 1998; Cittadinanza a Viterbi, 12 dicembre 1998; Corsa per salvare Campagnola – Gaffe: salta il voto sulla cittadinanza onoraria a Viterbi, 15 dicembre 1998; Bergamo toglie l’onore allo scienziato, 16 dicembre 1998; Viterbi, una figuraccia in comune, 16 dicembre 1998; Caso Viterbi, 17 dicembre 1998; La cittadinanza onoraria all’unanimità per Viterbi, 18 dicembre 1998, La cittadinanza a Viterbi, 18 dicembre 1998; “Grazie Bergamo”, 19 dicembre 1998; Il Comune ha premiato i cittadini benemeriti, 20 dicembre 1998